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	<title>Uncategorized Archivi - mu6</title>
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		<title>SCUSI, MA E&#8217; ARTE QUESTA?</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/scusi-ma-e-arte-questa-in-ricordo-di-giorgio-de-marchis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 15:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/scusi-ma-e-arte-questa-in-ricordo-di-giorgio-de-marchis/">SCUSI, MA E&#8217; ARTE QUESTA?</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-69111d815e2ba"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-69111d8169054"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_69111d8169291 h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d8169291 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d8169291">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>In ricordo di Giorgio De Marchis, un critico fuori dagli schemi</strong></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_69111d816a2a5 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d816a2a5 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d816a2a5">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <span style="font-size: 14px"><em>Di Barbara Olivieri</em></span></p>
<p><em><span style="font-size: 12px">archivista e storica dell’arte della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre</span></em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Lo scorso giovedì 14 ottobre 2021 si è tenuto all’Aquila, presso il Teatro dell’Accademia di Belle Arti, il convegno “Omaggio a Giorgio de Marchis”. L’iniziativa, promossa dall’Accademia e dalla Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre – ONLUS, è stata curata da Barbara Drudi, docente di storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti, e da chi scrive*, con la collaborazione del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila.</p>
<p>A inaugurare la giornata i saluti delle direttrici delle due istituzioni, Maria D’Alesio per l’Accademia e Diana Di Berardino per la Fondazione de Marchis. A seguire un mio intervento introduttivo di Giorgio de Marchis, dei cenni biografici rapidi, un racconto che ho scelto di condurre sulla linea del tempo, ma senza ridurlo unicamente ad un susseguirsi di eventi. Ho cercato di restituire la vivacità intellettuale e le molteplici esperienze che portarono Marcello Venturoli nel 1968 a definire de Marchis <em>uno straordinario minotauro fra l’Abruzzo e Parigi, anzi New York</em>.</p>
<p>La Direttrice della Fondazione de Marchis, Diana Di Berardino, ha raccontato della ostinata volontà di Giorgio di lasciare alla propria città d’origine un’istituzione culturale a suo nome, pronta a promuovere e sostenere lo studio e la ricerca, mettendo a disposizione volumi e documenti rari e unici nel loro genere, che raccontano la storia dell’arte degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso. Gli organi costitutivi, un consiglio di amministrazione e un consiglio scientifico, vigilano sulla gestione del patrimonio e sulle attività culturali, sebbene Giorgio abbia imposto una linea rigorosa e di alto profilo scientifico attraverso il suo esempio e la sua carriera.</p>
<p>Maria D’Alesio, attraverso la documentazione conservata presso l’Accademia di Belle Arti, ha ricostruito l’esperienza di de Marchis come docente nei primi anni di attività dell’istituzione, quando alla direzione c’era l’artista Piero Sadun (1969-1974). La sessione si è chiusa con il brillante intervento di Livia Velani, storica dell’arte, una tra le prime collaboratrici di Giorgio de Marchis in Galleria Nazionale. Il suo è stato un contributo carico di ricordi e di intimismo, racconti legati alle prime esperienze di lavoro al museo di Valle Giulia e al viaggio in Giappone. Indubbiamente una testimonianza, la sua, che ha contribuito a delineare un ritratto di Giorgio attraverso gli aspetti più ironici e ludici della sua personalità.</p>
<p>La sessione pomeridiana è stata aperta da Giuseppe Di Natale, docente di arte contemporanea presso il Dipartimento di scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila, che si è occupato del ruolo di Giorgio de Marchis come critico d’arte fuori dalla Galleria nazionale di Arte Moderna, concentrandosi sul rapporto con Pino Pascali e la sua arte. Barbara Drudi ha, invece, posto l’attenzione su due artisti ai quali de Marchis ha dedicato varie pubblicazioni nel corso della sua carriera: Giacomo Balla e Ettore Colla. Interessante la disamina sulla posizione critica di de Marchis rispetto al ruolo dell’anziano Balla nell’ambito dell’astrattismo italiano degli anni Cinquanta.  Ha preso poi la parola Elisabetta Sonnino, restauratrice e docente presso l’Accademia, che ha condiviso con de Marchis gli spazi di Palazzo de Marchis già Simeonibus come affittuaria. Insieme hanno parlato di arte e dinamiche artistiche, ma soprattutto di restauro dell’arte contemporanea. Ha chiuso la giornata di confronto e studio Massimo Fusillo, docente di letterature comparate presso il</p>
<p>Dipartimento di Scienze Umane. <em>Il poeta, il ragazzo, la ragazza</em> <em>a Roma d’inverno nel 27 a.C.</em>; <em>Il pittore, l’umanista e il cagnolino; Dell’abitare</em>. Sono questi i titoli dei piccoli “libriccini” che de Marchis ha scritto dopo la pensione, pubblicati da Sellerio e Einaudi. Brevi ma preziosi scritti di carattere letterario, dai quali emerge la formazione di Giorgio de Marchis, un filologo classico approdato all’arte contemporanea. Dunque attenzione alle parole, ricerca, raffinatezza e storie che si sviluppano attraverso la letteratura classica, Ovidio in particolare, la pittura veneziana, Carpaccio, e riflessioni sullo spazio, uno spazio caro e quotidiano, come quello di una casa.</p>
<p>Una giornata proficua, piena di riflessioni e domande, carica di confronti e di stupore rispetto a un personaggio eclettico, ironico, pungente, curioso. Uno studioso, un critico, uno storico dell’arte che non si è limitato a conoscere la propria materia di interesse ma che ha saputo valicare confini per cercare punti di contatto e connessioni dalle quali sono sempre scaturite nuove idee e nuovi punti di vista. Tutto questo pur rimanendo sempre coerente con la propria formazione e il proprio pensiero.</p>

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		<title>CON IL PROGETTO RE_PLACE L’AQUILA VOLA A KYOTO</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/re_place_kyoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 13:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-69111d816b653"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-69111d816b81f"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_69111d816b979 h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d816b979 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d816b979">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>La selezione di opere d’arte contemporanea di Re_Place è stata selezionata per il Convegno Internazionale “Invisible Reconstruction” in Giappone</strong></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_69111d816bb90 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d816bb90 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d816bb90">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>A cura di Redazione</em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Il 1 settembre si è tenuto a Kyoto il Convegno Internazionale “Invisible Reconstruction” organizzato dall’University College of London, dall’Università di Sassari, dalla Ritsumeikan University e dall’Università dell’Aquila, fruibile on line causa Covid.</p>
<p>Il prestigioso simposio è nato con lo scopo di proporre risposte interdisciplinari nei contesti che hanno subìto disastri naturali, biologici o causati dall’uomo. Suddiviso in 5 sessioni che spaziano dall’ambito sociale a quello artistico, da quello educativo al tecnologico, il convegno ha visto la partecipazione di importanti nomi della ricerca internazionale che daranno il proprio contributo sui temi della ricostruzione materiale e immateriale dopo una catastrofe.</p>
<p>A far parte dei contributi del Convegno è stata selezionata anche Re_Place, l&#8217;iniziativa ideata nel 2010 da Germana Galli per creare, nello scenario urbano in ricostruzione della città dell’Aquila, spazi per pratiche artistiche condivise, attraverso l’arte contemporanea. A presentarla per noi c&#8217;era Antonella Muzi che ha curato alcune delle edizioni di Re_Place (tra gli altri curatori Pier Luigi Sacco e Massimiliano Scuderi) e che così precisa &#8220;per noi è motivo di orgoglio che il Comitato Scientifico del Convegno abbia selezionato l’esperienza di Re_Place tra quelle che rappresentano al meglio, nel panorama internazionale, le opportunità di reazione ad una catastrofe. L’Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo da sempre cerca di veicolare, attraverso la creatività contemporanea, contenuti educativi anche per promuovere il benessere sociale. Proprio su questo fronte l’Associazione sta collaborando al progetto pluriennale “Nuovi spazi per Emozionarci”, un progetto selezionato da ‘Con i Bambini’ nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile&#8221;.</p>
<p>Tante le esperienze condivise dai partecipanti al Convegno, in chiave multidisciplinare: dall&#8217;educazione alla tecnologia, del coinvolgimento delle comunità alla scuola, ciascuno ha cercato di offrire il proprio contributo per comprendere in che modo costruire e ri-costruire dopo un evento catastrofico.</p>
<p>A breve sarà disponibile on line la registrazione del Convegno.</p>

		</div>
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		<title>Radart call for papers</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/radart-call-for-papers/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 15:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/radart-call-for-papers/">Radart call for papers</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-69111d816c83c"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-69111d816ca1f"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_69111d816cb8a h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d816cb8a .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d816cb8a">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Call for papers<br />
RADART: Ricerca e Disseminazione Arte. Gli studiosi degli atenei italiani raccontano l’arte e la produzione culturale del mondo contemporaneo</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 130px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_69111d816dc5c h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_69111d816dc5c .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_69111d816dc5c">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Quante traiettorie possono definirsi a partire dall’arte contemporanea, e chi le sta tracciando? Quante possibilità possono scaturire dalla ricerca su questo settore mi_s/conosciuto e strategico? Facciamo il punto.<br />
</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il progetto RADART e la presente call for papers hanno l’obiettivo di individuare e raccogliere contributi esemplificativi del lavoro di ricerca degli studiosi che, nelle diverse discipline, si occupano di arte contemporanea in Italia. Vogliamo comprendere quali direttrici si stiano definendo nel settore e facilitare l’attivazione di sinergie con il mondo delle imprese e delle professioni contribuendo alla riattivazione del territorio di L’Aquila e costruendo le basi per un laboratorio teorico-pratico di rigenerazione su base culturale. Le potenziali sinergie, locali e sovralocali, saranno l’oggetto di tavoli di discussione organizzati con practitioners e imprenditori attivi nel sistema dell’arte nel corso della seconda parte del progetto.</p>
<p>La ricognizione è aperta a</p>
<ul>
<li>dottori di ricerca, dottorandi, giovani studiosi;</li>
<li>tutte le discipline che intersecano la produzione artistica contemporanea, la sua gestione e la sua fruizione;</li>
<li>temi riconosciuti e dall’ampio seguito e argomenti sottostimati o di difficile inquadramento.</li>
</ul>
<p>Siamo convinti che l’approfondimento di cui è capace la ricerca accademica possa e debba essere comunicato al di fuori degli ambiti specialistici, raggiungendo prima ancora del grande pubblico il mondo degli enti o delle imprese del settore che non necessariamente riescono a tenere il passo su argomenti disparati che spaziano dalla storia e critica d’arte alla tecnologia, dall’economia alla didattica, dal diritto alla sociologia.</p>
<p>Il nostro progetto è pensato per costruire ponti e legami: tra discipline, tra studiosi, con decisori politici e practitioners del sistema dell’arte e della cultura. Vorremmo fosse il primo passo per la creazione di una comunità inter-attiva, capace di incoraggiare la realizzazione di progetti e di sostenere la produzione e la diffusione della creazione contemporanea.</p>
<p>INDICAZIONI GENERALI</p>
<p>I contributi possono rappresentare interamente o in parte il lavoro di ricerca svolto dall’autore nel corso del dottorato o di progetti recentemente compiuti e/o in essere presso università, centri di ricerca e/o enti pubblici o privati che lavorano in ambiti attinenti alla produzione, gestione e fruizione dell’arte contemporanea, ricompresa in un arco temporale che va dalle avanguardie storiche al tempo presente.</p>
<p>Gli articoli ricevuti saranno accettati e pubblicati previa positiva valutazione di un referente accademico dell&#8217;autore. In nessun caso la Curatela del progetto RADART interviene nel merito dell’appropriatezza della ricerca specialistica, pur riservandosi di procedere ad una valutazione della rispondenza dei contributi agli obiettivi del progetto, ovvero di suggerire agli autori un ulteriore editing dei contributi nel fine ultimo di facilitarne la comunicazione e disseminazione.</p>
<p>Gli autori si impegnano sotto la propria responsabilità a ottenere il nulla osta per l’uso di immagini protette da copyright. Inoltre si impegnano a firmare la liberatoria, completa in ogni sua parte, sollevando i promotori del progetto da ogni responsabilità in caso di controversia.</p>
<p>INDICAZIONI EDITORIALI</p>
<p>Il contributo può vertere su una specifica e significativa parte della tesi di dottorato o del progetto di ricerca, che possa essere presentata in modo compiuto; ovvero proporre la sintesi di una tesi già discussa nella sua interezza, o sue parti ulteriormente sviluppate.<br />
Gli autori all’inizio del percorso di ricerca possono presentare le premesse del lavoro e l’obiettivo a cui tendono, problematizzando la prospettiva di ricerca e il piano di lavoro.<br />
Contributi collettanei sono da considerarsi quali progetti “fuori tesi”, da proporre per una valutazione finalizzata alla pubblicazione.</p>
<p>IMPORTANTE: Considerato il taglio di disseminazione del progetto, non sono previste note e bibliografia e si suggerisce pertanto di fare un uso limitato di citazioni. Chiediamo agli autori questo importante sforzo di comunicazione e sintesi nella consapevolezza della complessità della richiesta, ma anche della necessità di facilitare la trasmissione della ricerca ad ambiti non accademici. Comprendiamo tuttavia quanto sia importante fornire un quadro della letteratura considerata nello svolgimento del lavoro; pertanto, gli autori potranno indicare al massimo TRE titoli imprescindibili per la comprensione del tema presentato e l’inquadramento del contributo proposto. Potranno quindi riportare nel testo citazioni e riferimenti agli autori ritenuti di fondamentale rilievo, secondo quanto indicato nelle norme per la sottomissione dei contributi.</p>
<p>MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE</p>
<p>Sono invitati a partecipare, contribuendo alla ricognizione su categorie differenti:<br />
• dottori di ricerca<br />
• dottorandi i cui progetti di studio presentino uno stato di avanzamento adeguato, ovvero un piano di ricerca strutturato e/o una prospettiva di lavoro validata da un referente<br />
• giovani ricercatori e ricercatrici titolari di borse di studio, contratti e/o prestanti opera di collaborazione presso università, centri di ricerca e/o enti pubblici o privati che portano avanti ricerche e sperimentazioni in ambiti attinenti a quelli del progetto, ovvero giovani studiosi/e che hanno appena concluso master e percorsi specialistici.<br />
La partecipazione è gratuita e consente agli autori di pubblicare il proprio contributo nella pagina dedicata all’interno del sito web della rivista, e nella pubblicazione finale (pdf o e-book) dotata di numero seriale. Consente inoltre all’autore e alle scuole di essere inseriti nel database relativo alla ricerca sul contemporaneo a cura della rivista MU6.</p>
<p><strong>Per info: radart.arte@gmail.com</strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1625670650260 liquid-row-shadowbox-69111d816ec78 vc_column-gap-30 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 vc_col-md-7 liquid-column-69111d816ee8c"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_button_69111d816f037.btn-icon-solid .btn-icon{background:rgb(221, 70, 60);}.ld_button_69111d816f037.btn-icon-circle.btn-icon-ripple .btn-icon:before{border-color:rgb(221, 70, 60);}.ld_button_69111d816f037{color:rgb(221, 70, 60);border-color:rgb(221, 70, 60);}.ld_button_69111d816f037:hover{background-color:rgb(221, 70, 60);}.ld_button_69111d816f037 .btn-gradient-bg-hover{background:-webkit-linear-gradient(to right, rgb(221, 70, 60) 0%, rgb(221, 70, 60) 100%);background:linear-gradient(to right, rgb(221, 70, 60) 0%, rgb(221, 70, 60) 100%);}.ld_button_69111d816f037 .btn-gradient-border defs stop:first-child{stop-color:rgb(221, 70, 60);}.ld_button_69111d816f037 .btn-gradient-border defs stop:last-child{stop-color:rgb(221, 70, 60);}</style><a href="https://www.rivistamu6.it/wp-content/uploads/2024/03/RADART_callforpapers.docx" target="_blank" class="btn btn-default btn-sm btn-bordered border-thin btn-gradient ld_button_69111d816f037 vc_custom_1710359747709">
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					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare la call for papers</span>
			
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</section><p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/radart-call-for-papers/">Radart call for papers</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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