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	<title>rev Archivi - mu6</title>
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	<description>Rivista</description>
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		<title>RADART presentato al Festival di Libri e Altrecose</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/radart-presentato-al-festival-di-libri-e-altrecose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2025 09:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
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<p>Il numero 0 di RADART- ricerca e disseminazione arte è stato presentato venerdì 7 novembre al Festiva di Libri e Altrecose di Pescara, nella sede del Museo delle Genti d&#8217;Abruzzo. Moderato da Sibilla Panerai, l&#8217;incontro ha visto la partecipazione della curatrici del volume, Antonella Muzi e Paola Mulas, del guest editor Simone Ciglia e di Letizia Gomato, una delle autrici dei saggi.</p>



<p></p>
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		<title>A FUTURA MEMORIA &#8211; WELCOME TO GRAN SASSO</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/a-futura-memoria-welcome-sul-gran-sasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 07:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe stampone]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MU6 presenta un progetto/workshop di Giuseppe Stampone a cura di Giacinto Di Pietrantonio 25 &#8211;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>MU6 presenta un progetto/workshop di Giuseppe Stampone a cura di Giacinto Di Pietrantonio</p>



<p>25 &#8211; 26- 27 luglio 2025 Castel del Monte (L&#8217;Aquila)</p>



<p></p>



<p>Tre giornate di camminate, incontri e riflessioni collettive: è questo il cuore di “A Futura Memoria – Welcome to Gran Sasso”, il nuovo progetto di Giuseppe Stampone, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, organizzato da MU6 ets, associazione che da oltre vent’anni si occupa di promuovere la creatività contemporanea. Dopo le esperienze sul versante teramano del Gran Sasso, Stampone sposta ora l’attenzione sul territorio montuoso aquilano allargando, così, sia lo spazio territoriale che umano con la partecipazione delle comunità locali nonché di artisti, critici, curatori, antropologi, sociologi come Camilla Alberti, Stefano Arienti, Alessandro Cocchieri, Maria Crispal, Giacinto Di Pietrantonio, Gabrielle Petitdemange, Gabriele Picco, Tommaso Pincio, Alfredo Pirri, Daniele Puppi, Davide Rivalta, Valentina Valentini, Vedovamazzei. In programma passeggiate, performance e incontri serali nella piazza di Castel del Monte, per immaginare nuove visioni del territorio e riflettere sui temi dell’identità e della sostenibilità ambientale. Le azioni, documentate da video e fotografie, si trasformeranno poi in opere &#8211; realizzate mediante vari linguaggi &#8211; e confluiranno in una mostra e in un numero speciale della rivista MU6, a cura dello stesso Stampone. Il progetto intende indagare la complessità del presente, generare occasioni di stimolo, riflessione e crescita in relazione al paesaggio, all’ambiente e ai suoi abitanti, in un contesto globale in cui le emergenze ambientali sono sempre più urgenti e la sostenibilità di vita è un imperativo necessario per guardare al futuro. Un progetto d’arte che fonde cammino, ascolto e memoria per generare nuovi immaginari collettivi.</p>
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		<title>Un nido in dono</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/un-nido-in-dono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 11:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MU6 protagonista di un progetto educativo con Licia Galizia MU6 ha coordinato la realizzazione di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>MU6 protagonista di un progetto educativo con Licia Galizia</p>



<p>MU6 ha coordinato la realizzazione di un nuovo spazio verde a San Demetrio (L&#8217;Aquila), all&#8217;interno del progetto &#8220;Nuovi Spazi per Emozionarci&#8221; finanziato dall&#8217;impresa sociale &#8220;Con i Bambini&#8221;</p>



<p>Si è tenuta&nbsp;<strong>giovedì 16 novembre 2023&nbsp;</strong>presso&nbsp;<strong>l’I.C. “Cesira Fiori” a San Demetrio né Vestini</strong>&nbsp;l’inaugurazione dell’opera d’arte collettiva realizzata&nbsp;<strong>dall’artista Licia Galizia</strong>&nbsp;con la collaborazione degli alunni della scuola. L’evento è stato l’occasione per mostrare l’area verde dell’Istituto Comprensivo riqualificata all’interno di “<strong>Nuovi spazi per Emozionarci</strong>”, un progetto selezionato da&nbsp;<strong>Con i Bambini</strong>&nbsp;nell’ambito del&nbsp;<strong>Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile&nbsp;</strong>e cofinanziato dalla<strong>&nbsp;Fondazione Carispaq</strong>.</p>



<p>Durante il percorso pluriennale di Nuovi spazi per Emozionarci, MU6 con i propri educatori ha guidato i bambini alla scoperta dei significati del “nido”, inteso come casa che accoglie e protegge ma anche come luogo sicuro da cui spiccare il volo. In un parallelismo tra mondo animale e universo umano, i giovani studenti hanno iniziato a riflettere su queste tematiche, lasciandosi ispirare dall’ambiente circostante e liberando la loro espressiva creatività con l’impiego di una grande varietà di materiali naturali. I bambini hanno sperimentato diverse tecniche artistiche e hanno lavorato fianco a fianco con l&#8217;artista Licia Galizia, in un percorso di espressione creativa.</p>



<p>Al termine dei laboratori ciascun alunno ha realizzato due nidi, il primo donato alle persone care in un’emozionante “Cerimonia del Dono” che si è svolta lo scorso 18 maggio, il secondo nido creato è diventato ora parte della grande installazione nel giardino dell’Istituto.</p>



<p>I linguaggi dell’arte contemporanea, attraverso il progetto Nuovi spazi per Emozionarci, si sono resi intellegibili ai più giovani e si sono materializzati in un’opera collettiva che esprime impegno, condivisione e rispetto della natura.</p>



<p>Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD (www.conibambini.org).</p>



<p></p>



<p><em>Tra i soggetti che hanno collaborato: L’Aquila che Rinasce, ente capofila, Bambini di ieri e di oggi, Centro Sperimentale di Cinematografia L’Aquila.</em></p>



<p><em>Co-finanziatori: Fondazione Carispaq e Fondazione Cappelli.</em></p>
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		<title>EDEN BLU &#124; GINO MAROTTA</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/eden-blu-gino-marotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 09:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MU6 dedica la prima grande mostra a Gino Marotta a L&#8217;Aquila MU6&#160;ha organizzato la prima...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>MU6 dedica la prima grande mostra a Gino Marotta a L&#8217;Aquila</p>



<p></p>



<p><strong>MU6&nbsp;</strong>ha organizzato la prima mostra dedicata a Gino Marotta nella &#8220;sua&#8221; L&#8217;Aquila, città che lo ha visto protagonista della vita culturale durante gli anni &#8217;70.</p>



<p><strong>GINO MAROTTA/Eden blu</strong>&nbsp;a cura di&nbsp;<strong>Laura Cherubini e Giacinto Di Pietrantonio</strong>, realizzata da&nbsp;<strong>Germana Galli</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Antonella Muzi</strong>&nbsp;ha aperto i battenti il 6 settembre 2023 presso la sede del Consiglio Regionale d&#8217;Abruzzo ed è stata aperta al pubblico fino al 21 settembre.</p>



<p>Il progetto ha voluto riaccendere i riflettori sul lavoro di Gino Marotta, uno degli artisti contemporanei italiani più significativi, la cui valorizzazione storico-critica sta conoscendo una importante stagione. La mostra ha proposto, in particolare, un corpus di opere iconiche in metacrilato blu: alberi e animali che costituiscono un ideale Eden, un giardino artificiale in cui lo spettatore si trova immerso e portato a riflettere sul mondo della natura e dell’industria che hanno avuto un ruolo dominante nella riflessione critica di Marotta.</p>



<p>Un tema di stretta attualità che pone una riflessione sul rapporto dialettico tra uomo, natura e artificio nel nostro tempo e alla luce degli effetti nefasti che l’azione dell’uomo sta producendo sull’ambiente e più in generale sul pianeta. Attraverso lo sguardo di un grande artista storicizzato a livello internazionale, si è tentato di indagare anche la complessità del presente ponendo in evidenza la grande intuizione che Marotta portò nella sua ricerca artistica già alla fine degli anni sessanta del Novecento.</p>



<p><em>“Aggirarsi per questa giungla blu trasparente di Marotta ci dà un senso di armonia e libertà come si immagina un paradiso e come vorremmo che fosse</em>&nbsp;&#8211; scrive in catalogo uno dei curatori, Giacinto Di Pietrantonio &#8211;&nbsp;<em>Tra l’altro, gli animali e le piante di questo eden sono tutti “esotici”, appartenenti a una geografia africana, sottolineando che il paradiso, se c’è, è in Africa luogo dell’origine dell’umanità come dimostrano gli studi più recenti. Un interesse che è presente in artisti suoi contemporanei come Pascali che all’Africa aveva dedicato una serie di lavori, lo stesso Mario Merz con il suo Pittore in Africa indicava la stessa direzione. Ora anche se in questo eden di Marotta non c’è la presenza dell’uomo formalizzato in metacrilato, ma come visitatore, come noi, quali Eva e Adamo, che ci aggiriamo in esso, mi preme ribadire la qualità ecologica di questo mondo blu come la favola cinematografica odierna di Avatar, in cui, come morale, viene affermato la connessione necessaria tra vita e natura”.</em></p>



<p>Il metacrilato, materiale innovativo peri tempi, per Marotta diventa un medium privilegiato; l’artista, infatti, lo descrive come&nbsp;<em>“l’unico materiale che non degenera, perché altamente tecnologico”.</em>&nbsp;<em>“Con il metacrilato (o perspex) Marotta trova il “suo” materiale</em>&nbsp;– scrive in catalogo Laura Cherubini, curatrice della mostra &#8211; ….&nbsp;<em>Il contraltare saranno le balle di paglia con le quali Marotta, invitato da Germano Celant alla manifestazione Arte povera+azioni povere ad Amalfi nel 1968, costruirà nel contesto urbano Giardino all’italiana. Se, come ci ha indicato Bachelard con il concetto di immaginazione materiale, a ogni immaginario è necessaria una propria materia, ecco che a una nuova immaginazione deve corrispondere un nuovo materiale, ed ecco che Marotta lo scopre in questo “materiale squallido e freddo”. “Campiture del diafano” dirà con folgorante linguaggio Emilio Villa, e ancora “tumulti della trasparenza. Inoltre il trasparente metacrilato era un materiale della modernità che per Marotta era un tema molto importante”.</em></p>



<p>La trasparenza, fino a quel momento appannaggio di materie nobili come il vetro, viene trasferita a questo nuovo materiale artificiale: iI metacrilato anche come generatore di luce quasi per necessità.&nbsp;<em>“Ho usato il colore luce invece del colore materia”</em>&nbsp;dirà Gino Marotta e ancora&nbsp;<em>“&#8230;può l’uomo inserirsi nel processo della natura per modificarlo o riprodurlo? Natura e artificio: l’uomo è un prodotto della natura e la natura è un prodotto dell’uomo nel lavoro di Marotta”</em>&nbsp;(“Ceroli, Kounellis, Marotta, Pascali, 4 artistes italiens plus que nature”, Catalogo della mostra Musée del Arts Décoratif, Paris, 1 Ottobre 1969, Scotti, Milano 1969)</p>



<p>Per&nbsp;<strong>Renato Barilli</strong>&nbsp;<em>”Marotta è un artifex, un fabbro nel senso originale della parola. I suoi fiori, alberi, nuvole appartengono a un repertorio iconografico molto preciso e che ha trovato tanto spazio nella storia dell’arte ma lui li rilegge nel segno dell’artificiale, delle plastiche e delle resine sintetiche”</em>&nbsp;(Renato Barilli “Informale, oggetto comportamento” I volume Feltrinelli &#8211; Milano&nbsp;&nbsp;1979)</p>



<p>Molisano di origine (Campobasso 1935 &#8211; Roma 2012) ma con un lungo e fecondo rapporto con l’Abruzzo dove ha diretto anche L’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, negli anni Gino Marotta ha sviluppato una profonda ricerca sui materiali, lavorando &#8211; a partire dagli anni ’50 &#8211; con i prodotti dell’industria e giungendo poi a trovare il suo materiale “d’elezione”: il metacrilato. Da precursore di tematiche di straordinaria attualità, Marotta ha lavorato sull’iconografia della natura, realizzando animali e piante in metacrilato colorato, avviando quindi un’indagine sul rapporto tra natura e artificio.</p>



<p>Gino Marotta ha partecipato e contribuito all’ideazione di alcune tra le mostre più significative dell’arte italiana contemporanea:&nbsp;<em>Lo Spazio dell’Immagine</em>&nbsp;a Foligno (1967),&nbsp;<em>Amore mio</em>&nbsp;a Montepulciano (1970) e&nbsp;<em>Vitalità del negativo</em>&nbsp;al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1970-71). Pierre Restany a proposito scrive: &#8220;Sono convinto che il clima culturale di Roma dopo gli anni Sessanta sarebbe stato molto più squallido senza le grandi invenzioni tematiche di Gino Marotta&#8221;.</p>



<p>Nel 1971 partecipa alle mostre&nbsp;<em>Elf Italiener Heute</em>&nbsp;al Museum am Ostwall di Dortmund e&nbsp;<em>Multiples The First Decade</em>&nbsp;al Museum of Modern Art di Philadelphia e nel 1972 a&nbsp;<em>Italy The New Domestic Landscape</em>&nbsp;al MoMA di New York.</p>



<p>Ancora negli anni ’70 Marotta si dedica al cinema e al teatro d’avanguardia, avviando una collaborazione con Carmelo Bene. Nel 1972 realizza le scene e le sculture-costumi in metacrilato per il film&nbsp;<em>Salomè</em>&nbsp;e la scenografia teatrale di&nbsp;<em>Nostra Signora dei Turchi</em>&nbsp;e nel 1987 le scene e i costumi di&nbsp;<em>Hommelette for Hamlet</em>, che gli fanno meritare, nel 1988, il premio UBU per la migliore scenografia.</p>



<p>Marotta è stato il protagonista di una stagione artistica importante in Italia, quella dell’Arte Povera, e ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia (1984, 2011).</p>



<p>&nbsp;&nbsp;La mostra è stata sostenuta dal&nbsp;Consiglio Regionale d’Abruzzo, dalla Fondazione Carispaq, da ANCE L’Aquila e da Farmanatura, con il patrocinio del Comune dell’Aquila.</p>
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		<title>Radart call for papers</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/radart-call-for-papers/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 15:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-6927ddeb8a157"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddeb979e9"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_6927ddeb97f4a h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddeb97f4a .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddeb97f4a">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Call for papers<br />
RADART: Ricerca e Disseminazione Arte. Gli studiosi degli atenei italiani raccontano l’arte e la produzione culturale del mondo contemporaneo</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 130px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddeb9a257 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddeb9a257 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddeb9a257">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Quante traiettorie possono definirsi a partire dall’arte contemporanea, e chi le sta tracciando? Quante possibilità possono scaturire dalla ricerca su questo settore mi_s/conosciuto e strategico? Facciamo il punto.<br />
</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il progetto RADART e la presente call for papers hanno l’obiettivo di individuare e raccogliere contributi esemplificativi del lavoro di ricerca degli studiosi che, nelle diverse discipline, si occupano di arte contemporanea in Italia. Vogliamo comprendere quali direttrici si stiano definendo nel settore e facilitare l’attivazione di sinergie con il mondo delle imprese e delle professioni contribuendo alla riattivazione del territorio di L’Aquila e costruendo le basi per un laboratorio teorico-pratico di rigenerazione su base culturale. Le potenziali sinergie, locali e sovralocali, saranno l’oggetto di tavoli di discussione organizzati con practitioners e imprenditori attivi nel sistema dell’arte nel corso della seconda parte del progetto.</p>
<p>La ricognizione è aperta a</p>
<ul>
<li>dottori di ricerca, dottorandi, giovani studiosi;</li>
<li>tutte le discipline che intersecano la produzione artistica contemporanea, la sua gestione e la sua fruizione;</li>
<li>temi riconosciuti e dall’ampio seguito e argomenti sottostimati o di difficile inquadramento.</li>
</ul>
<p>Siamo convinti che l’approfondimento di cui è capace la ricerca accademica possa e debba essere comunicato al di fuori degli ambiti specialistici, raggiungendo prima ancora del grande pubblico il mondo degli enti o delle imprese del settore che non necessariamente riescono a tenere il passo su argomenti disparati che spaziano dalla storia e critica d’arte alla tecnologia, dall’economia alla didattica, dal diritto alla sociologia.</p>
<p>Il nostro progetto è pensato per costruire ponti e legami: tra discipline, tra studiosi, con decisori politici e practitioners del sistema dell’arte e della cultura. Vorremmo fosse il primo passo per la creazione di una comunità inter-attiva, capace di incoraggiare la realizzazione di progetti e di sostenere la produzione e la diffusione della creazione contemporanea.</p>
<p>INDICAZIONI GENERALI</p>
<p>I contributi possono rappresentare interamente o in parte il lavoro di ricerca svolto dall’autore nel corso del dottorato o di progetti recentemente compiuti e/o in essere presso università, centri di ricerca e/o enti pubblici o privati che lavorano in ambiti attinenti alla produzione, gestione e fruizione dell’arte contemporanea, ricompresa in un arco temporale che va dalle avanguardie storiche al tempo presente.</p>
<p>Gli articoli ricevuti saranno accettati e pubblicati previa positiva valutazione di un referente accademico dell&#8217;autore. In nessun caso la Curatela del progetto RADART interviene nel merito dell’appropriatezza della ricerca specialistica, pur riservandosi di procedere ad una valutazione della rispondenza dei contributi agli obiettivi del progetto, ovvero di suggerire agli autori un ulteriore editing dei contributi nel fine ultimo di facilitarne la comunicazione e disseminazione.</p>
<p>Gli autori si impegnano sotto la propria responsabilità a ottenere il nulla osta per l’uso di immagini protette da copyright. Inoltre si impegnano a firmare la liberatoria, completa in ogni sua parte, sollevando i promotori del progetto da ogni responsabilità in caso di controversia.</p>
<p>INDICAZIONI EDITORIALI</p>
<p>Il contributo può vertere su una specifica e significativa parte della tesi di dottorato o del progetto di ricerca, che possa essere presentata in modo compiuto; ovvero proporre la sintesi di una tesi già discussa nella sua interezza, o sue parti ulteriormente sviluppate.<br />
Gli autori all’inizio del percorso di ricerca possono presentare le premesse del lavoro e l’obiettivo a cui tendono, problematizzando la prospettiva di ricerca e il piano di lavoro.<br />
Contributi collettanei sono da considerarsi quali progetti “fuori tesi”, da proporre per una valutazione finalizzata alla pubblicazione.</p>
<p>IMPORTANTE: Considerato il taglio di disseminazione del progetto, non sono previste note e bibliografia e si suggerisce pertanto di fare un uso limitato di citazioni. Chiediamo agli autori questo importante sforzo di comunicazione e sintesi nella consapevolezza della complessità della richiesta, ma anche della necessità di facilitare la trasmissione della ricerca ad ambiti non accademici. Comprendiamo tuttavia quanto sia importante fornire un quadro della letteratura considerata nello svolgimento del lavoro; pertanto, gli autori potranno indicare al massimo TRE titoli imprescindibili per la comprensione del tema presentato e l’inquadramento del contributo proposto. Potranno quindi riportare nel testo citazioni e riferimenti agli autori ritenuti di fondamentale rilievo, secondo quanto indicato nelle norme per la sottomissione dei contributi.</p>
<p>MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE</p>
<p>Sono invitati a partecipare, contribuendo alla ricognizione su categorie differenti:<br />
• dottori di ricerca<br />
• dottorandi i cui progetti di studio presentino uno stato di avanzamento adeguato, ovvero un piano di ricerca strutturato e/o una prospettiva di lavoro validata da un referente<br />
• giovani ricercatori e ricercatrici titolari di borse di studio, contratti e/o prestanti opera di collaborazione presso università, centri di ricerca e/o enti pubblici o privati che portano avanti ricerche e sperimentazioni in ambiti attinenti a quelli del progetto, ovvero giovani studiosi/e che hanno appena concluso master e percorsi specialistici.<br />
La partecipazione è gratuita e consente agli autori di pubblicare il proprio contributo nella pagina dedicata all’interno del sito web della rivista, e nella pubblicazione finale (pdf o e-book) dotata di numero seriale. Consente inoltre all’autore e alle scuole di essere inseriti nel database relativo alla ricerca sul contemporaneo a cura della rivista MU6.</p>
<p><strong>Per info: radart.arte@gmail.com</strong></p>

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					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare la call for papers</span>
			
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	<span>
		
					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare il formulario A</span>
			
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	<span>
		
					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare il formulario B</span>
			
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	<span>
		
					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare la liberatoria</span>
			
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	<span>
		
					<span class="btn-txt">clicca qui per scaricare le norme editoriali</span>
			
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			<p>Con il Patrocinio di:</p>

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		<title>Lea Vergine</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/lea-vergine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 14:07:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[lea vergine]]></category>
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	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>In occasione della  scomparsa della grande critica d’arte, morta a un giorno di distanza dal marito Enzo Mari, la ricordiamo riproponendo un’intervista che ci concesse qualche anno fa</strong></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebc3f9d h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebc3f9d .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebc3f9d">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>A cura di Massimiliano Scuderi</em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p class="p1"><span class="s1"><b>Massimiliano Scuderi:</b> L’argomento che vorrei trattare con lei è quello del rapporto tra arte e vita, ovvero su quelle figure che, come lei, stigmatizzano un atteggiamento che va oltre i confini del mestiere, nel suo caso la critica d’arte. Penso che lei rappresenti un modello e che sia una di queste figure emblematiche. Allo stesso modo il regista Silvano Agosti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Lea Vergine:</b> Silvano Agosti è un nome che mi ricorda la primissima gioventù. Studiava con due miei amici al centro sperimentale di cinematografia di Roma, parliamo dei primi anni sessanta o fine anni cinquanta. È una domanda la sua? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.: </b>Preferirei avere un dialogo con lei. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Certo. Direi che nelle persone che non hanno cancellato la dimensione umana, esiste questo intreccio con mille problematiche; certo che c’è. Poi, come lei sa, ci sono persone che cancellano questa attitudine naturale. E allora abbiamo casi di monomania, di paranoia, di delirio ecc. molto frequenti nell’ambito dell’arte, sia da parte degli artisti, sia da parte dei critici. Già gli artisti sono degli ammalati, ma forse già lo sa? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Ho avuto la fortuna di lavorare con Vito Acconci. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.: </b>Ah bè, un caso clinico! Parlo a livello di persone più controllate che sono già dei forti nevrotici. Acconci è uno psicotico, un borderline! Quando lavoravo al libro il corpo come linguaggio (1973) era già così, penso che sia anche peggiorato, come capita a tutti noi con l’età. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.: </b> Non saprei… </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.: </b>Ora non ha fatto la scelta dell’architettura? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.: </b>Si, ma sono convinto che quello rappresenti solo una fase per lui, così come la scrittura all’inizio della sua carriera. Se a un certo punto dovesse dirmi che sta facendo un progetto di bio genetica, non mi sorprenderebbe in quanto quello è proprio il suo percorso. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.: </b>Naturale. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Facemmo un dialogo per Flash Art in occasione della mostra di Rivoli a Torino. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Fui invitata a parlare, in quella occasione, della body art, anche di lui&#8230; </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Mi sembra che lei parlò dell’Azionismo Viennese? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Si dell’Azionismo ma non solo: da Gina Pane e Gilbert and George fino ai più giovani… Gli artisti sono psicotici più che nevrotici, ma ciò che è più grave è il fatto che ci siano tanti critici d’arte che poi scrivono su queste follie, e scrivono delle loro follie che riferiscono a questo mondo già così disperato e autoreferente come quello degli artisti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Questo mi piacerebbe approfondirlo con lei. Quindi per lei il mondo dell’arte è autoreferenziale? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Al novanta per cento. Tutti io, io, io… ad un certo punto, non ne può più. Non c’è nessuna attenzione all’altro, da Jacobello del Fiore in avanti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Ad esempio lei ha lavorato con Fontana? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Ho scritto un testo per la presentazione di una mostra di Fontana a Napoli nel ‘62 o ‘63. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Non l’ha mai incontrato? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Si. Mi scrisse una lettera bellissima che conservo. Sarei dovuta andare a prendere un’opera che mi aveva dedicato. Quando ero pronta per andare a prenderla (faceva troppo caldo, ed io patisco il caldo) Fontana era qui sul lago… insomma lui è morto ed io sono rimasta senza il mio Fontana. Era un uomo straordinario, di grande generosità. Non era autoriferito, non era una persona delirante di sé medesima. Era una persona aperta alla vita, agli altri. Una persona che si alzava presto la mattina, andava a prendersi il caffè nel tale bar, poi leggeva il giornale, poi intanto che faceva queste cose, parlava con tutti. Cioè era ancora un umano! D’altra parte gli artisti degli ultimi trent’anni sono massacrati dal sistema dell’arte che è diventato un sistema di mercato. Quando lei sente che se un autore giovane dopo tre anni non è andato nella tal collezione o non ha avuto la mostra nel museo, viene scartato dal mercante e avanti un altro! È il criterio del broker. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> E in tutto questo quanto conta vedere l’opera? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> In che senso? La significazione dell’opera dice? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Si. Faccio un esempio: molte volte le ricerche degli artisti, ad esempio dei giovani artisti, vengono ridotte a sole immagini e considerate per tali, senza entrare nel corpo del lavoro. Spesso i parametri di valutazione delle opere sono dettati da trend e mode, con la conseguenza che vengono sottovalutate figure che meriterebbero una maggiore attenzione. Lei che ha una grande esperienza in tal senso forse me lo può spiegare. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Sa’, è tutto cambiato e cambia non più di decennio in decennio, ma di tre anni in tre anni. Mentre una volta gli artisti erano trecento, ora sono tremila e trecento, tutti vogliono fare gli artisti. Anche perché così non si studia e si fa prima. Anche il critico d’arte contemporanea fa prima se non studia un po’ di Latino e di greco e si da’ solo una spolverata di inglese. Tutto questo porta uno spaesamento. (Telefonata della figlia Meta) Ecco, vede natura e cultura, i figli e Kounellis, i nipoti e Cattelan. Ma è molto utile per chi fa questo lavoro. Non bisogna avere argini, avere chiusure nei riguardi di tutto quello che sta intorno, occuparsi dell’amico che sta male, occuparsi di chi ha bisogno, prestarsi alla cosidetta rottura di scatole, entro certi limiti naturalmente. Trovo che l’attenzione all’altro, agli altri, che sia un figlio o un conoscente sia una specie di dovere. Quello per i figli è un diritto e un dovere al contempo. Quello per gli altri è un dovere che l’essere umano ha, soprattutto se vuole occuparsi d’arte. Come fai ad occuparti d’arte se quando vai al gabinetto non rimetti al suo posto l’asse, se ti metti le pallettes con le farfalle nere sulla pancia a settant’anni e vai ad un convegno alle ore undici della mattina? Oppure ti conci con quei terribili cappelli, quelli con la visierina presi dall’America. Tutto questo fa parte del bagaglio estetico di una persona, cioè liberarsi da queste cose. L’opera oggi la guardano in pochissimi. Direi che quelli che la guardano con maggiore partecipazione e attenzione sono proprio i deprecati da un certo punto di vista collezionisti. Credo che, oggi come oggi, siano loro i più appassionati. Perché vede, ho visto persone incredibili comprare opere d’ arte. Ricordo una volta, qui a Milano, in una galleria c’era un signore, chiamiamolo così, completamente analfabeta nel modo di esprimersi. E quando è uscito ho chiesto al gallerista: Ma chi è, che fa? Che viene a fare qui? E lui mi rispose: Signora, ma quello è il mio più grande collezionista! In che senso? Chiesi io. E lui precisando: Nel senso che lui compra tutto! E poi? Faccio io. E poi,rispose il gallerista, ha una magnifica stanza di sicurezza, come lei sa nelle banche ci sono le cassette ma anche le stanze, mette lì tutto e la chiude perché gli fa schifo. Di guardare quella roba, di avercela in casa. Però è sicuro che così ha investito bene i suoi soldi. Questa è qualcosa che trent’anni fa non sarebbe mai avvenuta. Non sarebbe mai passato in mente a nessuno. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Lei vuole sostenere che ciò non avvenisse già allora? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Che io sappia no. Ho visto ben altre passioni trent’anni fa. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Continuando tra arte e vita, e senza banalizzare le sue parole, qual è l’esperienza più forte che ricorda? Mi sembra di capire che lei non distingua l’arte dalla vita. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Nella mia vita succede di tutto, non so’ o non posso tenere distinte le due cose. Posso dire di esperienze forti davanti a un opera d’arte o nel privato… ma non mi viene niente in mente che accomuni tutte e due, poi forse ci sarà stato, non lo so. Gli altri cosa le hanno risposto? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> No, quest’intervista è rivolta solo a lei, ma ammetto che questa può essere anche una domanda molto stupida. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Non esistono domande stupide, solo risposte stupide. In alcune persone questi ambiti sono distinti. Potrei descrivere esperienze che mi hanno molto impressionato. Se lei parla nel senso che ti trovi davanti ad un’opera che ti toglie il respiro, che rimani come strangolata da questa cosa che vedi. Cose che mi sono successe: da Bosch a Urs Lüthi, che si esponeva a Roma con una volpe al collo, un cappellino di velluto, fumando una sigaretta, mettendosi e togliendosi i guanti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Paragonabile ad esempio alla maternità o ad una gravidanza? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Ah! Lei mi dice la gravidanza e mi fa venire in mente un episodio ridicolo. Ridicolo e crudele al tempo stesso, tipico di quella disattenzione agli altri di cui le dicevo prima. Ero in gravidanza al settimo mese, quindi in un momento molto delicato, e c’era qui a Milano Marina Abramovic che faceva la sua prima mostra in Italia da Luciano Inga Pin. Ricordo che lei telefonò dicendo di andare in galleria, era uscito il mio libro da poco, le dissi di essere incinta e di essere quasi in procinto di partorire quindi della mia impossibilità di andare alla mostra. La mattina dopo me la vedo arrivare a casa con i due critici jugoslavi che l’avevano portata in italia e pretendeva (con un coltellaccio che si era portata dietro) di rifare a casa mia la performance. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> La performance Rythm 10? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Si, quella. Fu una cosa che mi impressionò molto, nel senso di riflettere sulla figura dell’artista che non tiene conto dell’altro in nessun modo. È solamente preso da questa iperbulimia di sé medesimo, capisce? Non voglio dire nulla di male contro Marina Abramovic, ma è abbastanza tipico questo ignorare le esigenze, i bisogni di un’altra persona. Gli artisti questo disturbo del comportamento non solo ce l’hanno, ma lo coltivano&#8230; Quindi un artista che mi viene in mente è Enrico Castellani. Castellani è un uomo di pochissime parole, saggio, mite e abbastanza spiritoso. Attento a tutto quello che accade intorno a lui… una persona straordinaria, un po’ com’era Fontana. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Volevo ritornare sulla questione dei collezionisti come persone le uniche persone ora come ora … </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Me lo chiedo, penso, non ne sono sicura. Vedo anche strani comportamenti. Escludiamo il signore che teneva tutto chiuso nella stanza di sicurezza della banca… ma ci sono delle persone che hanno questa passione, gente che guadagna poco, che fa i salti mortali per riuscire a collezionare. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Capisco quello che dice. Conobbi un collezionista che faceva il ferroviere. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Aveva la malattia dell’arte. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Ad esempio, com’era Panza di Biumo? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Era una persona per me incomprensibile. Comprava solo autori americani. A Milano si diceva che avesse comprato anche il titolo di Conte. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Ultima domanda che le volevo fare è sul luogo in cui ci troviamo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Sul luogo, cioè Milano? Vuole sapere come io sia finita in quello che ora è una parodia di città? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Sì. Riformulo la domanda. Com’è finita a Milano? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.: </b>Per amore, per una passione. Sa, la passione non è cieca come dicono, è miope! Quando sono venuta qui nel sessantasei… dal sessantasei, agli anni ottanta, Milano era comunque una città. Non la metropoli internazionale che ha sempre avuto la stupidaggine di pensare di sé stessa. Una città dove avvenivano molte cose: gli editori erano molto diversi da quelli di oggi, anche i mercanti, le istituzioni funzionavano. Non si vedevamo mostre schifose come quelle che si sono viste negli ultimi trent’anni. Quindi non era poi così male. Era una città brutta ma comoda, tutto funzionava. E poi mano mano siamo arrivati all’oggi che veramente è terrificante. Io sarei andata via da circa vent’anni. Ma l’oggetto della mia passione non si stacca dal tavolo di piazza Baracca e quindi sono rimasta qui dov’è nata nostra figlia e dove è nato anche nostro nipote. Sà, io ho un nipote di quattro anni che mi diverte molto… lei ha bambini? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> No</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Glielo chiedo perché ha una certa età e ne dimostra dieci anni di meno e le dico che almeno uno va fatto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Va bene, magari seguo il suo consiglio e ci penso. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Realizzi, altrimenti il bambino si trova un padre vecchio. Insomma si dia una mossa! Questi bambini sono una meraviglia, hanno un rapporto col linguaggio. Che è strepitoso. Poi vanno alle elementari e vengono castrati dalla scuola, ma per adesso sono incredibili. Cosa c’entra questo con arte e vita? </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.: </b>Per me è importante. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Però non rifarei oggi questo lavoro, non farei più il critico d’arte contemporanea. Farei cose che risultino realmente di aiuto agli altri, il medico di frontiera, quello che si presta a soccorrere. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Tipo Emergency insomma. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Più passa il tempo e più si capisce come il rispetto e l’attenzione agli altri sia dovuta e da’ anche un senso alla vita. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>M.S.:</b> Sono d’accordo con lei. Spesso mi sento un outsider per questo, ogni volta che mi interrogo e mi metto a ragionare sulle cose e dico tra me e me: forse non è tutto così. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>L.V.:</b> Certo che l’arte non è il valore assoluto. È uno dei valori che ti fa capire cos’è la vita, se lo becchi nel modo giusto. Altrimenti finisci nel delirio di te, come tanti.</span></p>

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		<title>Fabio Mauri</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/fabio-mauri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 11:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[fabiomauri]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
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	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Novembre 2018</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebc69cb h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebc69cb .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebc69cb">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>per Fabio Mauri.</strong><br />
<strong>L&#8217; aquila 1979 | 1999</strong></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebc6dec h1{font-size:18px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebc6dec .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebc6dec">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>A cura di Germana Galli e Antonella Muzi con Studio Fabio Mauri, Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo, Roma</em></span></h1></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-6927ddebc7215"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebc7651"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>A L&#8217;Aquila l&#8217;Associazione Amici dei Musei d&#8217;Abruzzo rende omaggio a uno degli artisti più influenti del secondo dopoguerra: Fabio Mauri (1926-2009). Maestro dell’avanguardia italiana, Mauri ha segnato la scena dell’arte italiana e internazionale con i suoi lavori intensi, nei quali le vicende individuali si fondono con quelle collettive, legate alla storia e al dramma della guerra, per diventare una grande narrazione sul vivere contemporaneo. Attento indagatore dei meccanismi di pensiero e di percezione, delle ideologie e dei conflitti, Mauri è stato docente di Estetica della Sperimentazione presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila per vent’anni, dal 1979 al 1999, formando intere generazioni di giovani studenti e dando un generoso e vitalissimo contributo alla vita culturale della città.</p>

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		<title>Alfredo Pirri</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/pirri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 09:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/pirri/">Alfredo Pirri</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6927ddebcc69b"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebccaa9"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_6927ddebcce03 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebcce03 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebcce03">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> ottobre 2011</span></h1></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-6927ddebcda2e"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebcdc55"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_6927ddebcde15 h2{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebcde15 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebcde15">
	<h2 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>Da una conversazione con Alfredo Pirri</strong><br />
<strong>su Nicola Santoleri</strong></span></h2></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebce7f3 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebce7f3 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebce7f3">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>a cura di Massimiliano Scuderi</em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p class="p1"><span class="s1">Capita di sentire parlare di imprenditori illuminati ovvero di coloro che si<span class="Apple-converted-space">  </span>esprimono con impegno civile nel fare impresa, convinti di contribuire alla realizzazione di una società migliore e di produrre conoscenza. Ma essere un imprenditore illuminato significa soprattutto essere una persona che si nutre di lumi, di cultura, di energie vitali in grado di realizzare, attraverso il fare, un’idea che è estetica ed etica prima ancora che un prodotto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Così è stato nel caso di Nicola Santoleri. E il suo incontro con Alfredo Pirri si può definire come la reciproca scoperta di due personalità accomunate dall’appartenenza ai valori di un moderno umanesimo. A questo si aggiunge, per entrambi, la consapevolezza di un <i>saper fare</i> legato all’esperienza creativa vissuta nel quotidiano. Che tutto sia avvenuto in Abruzzo, piuttosto che in un altro luogo, forse poco importa; ma è vero anche che proprio questa terra, trent’anni prima, fu il luogo eletto da Joseph Beuys per lavorare ad un’idea di libertà, per affermare la capacità dell’uomo di trasformare le cose facendo esprimere la loro energia più profonda e dando un valore speciale ad ogni gesto. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per Alfredo e Nicola credo sia avvenuto qualcosa di simile e che l’incontro abbia nutrito la loro consapevolezza di un comune sguardo sul fare e di un’energia, come testimoniato generosamente dagli interventi <i>site &#8211; specific</i> di Alfredo: segni lasciati in questo palazzo a Guardiagrele che rappresenta, per come<span class="Apple-converted-space">  </span>geneticamente strutturato, parte dell’assetto urbano del paese. Le sculture s’inseriscono tra le stratificazioni storiche della casa, dove libri, ceramiche, bottiglie, mobili s’azzuffavano in studioli e camere fino al tempo della recente riapertura. Una casa abbandonata, ma<span class="Apple-converted-space">  </span>piena di forze vitali capaci di mettere in atto un processo virtuoso che può rinnovarsi nel tempo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’intervento di Pirri all’interno di questo edificio storico, di proprietà<span class="Apple-converted-space">  </span><i>ab urbe condita</i> della famiglia Santoleri, nacque nel 2001 quando avvenne il primo incontro tra i protagonisti di questa storia. Il progetto, rilanciato più tardi nel 2011, si articola in un percorso che dalle cantine sale su per i due livelli della casa. Da quello della strada parte una lunga processione di bottiglie vestite con mantelli di un materiale nero simile a quello dei <i>pad</i> per i computer, che riverberano il loro interno rosso su mattonelle quadrate di pietra bianca della Majella, poste in fuga tra le grandi botti. Subito dopo, attraverso una corte interna, si giunge al secondo livello dove alcune installazioni<span class="Apple-converted-space">  </span>di minori dimensioni dialogano con l’architettura del palazzo. Punto apicale dell’intervento, un salottino borghese al piano superiore in cui suppellettili e oggetti di famiglia vengono disposti sui mobili, intervallati da frammenti di vetro retro-colorati. Conclude il percorso il grande salone dalla volta affrescata color rosso cinabro, con i divani coperti da lenzuola candide e un rilievo di farina bianca su di un tavolino al centro. Quest’ultima stanza si apre su un giardino pensile, luogo di </span><span class="s1">celebrazione del<span class="Apple-converted-space">  </span>ricordo dedicato alla figura di Nicola Santoleri<span class="Apple-converted-space">  </span>e del dialogo tra Alfredo Pirri e chi scrive, curatore dell’incontro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> <i>Io non lo conoscevo (appendice all’introduzione).</i></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per quanto mi riguarda, la vicenda legata a questo incontro nasce da una coincidenza misteriosa. Non conoscevo Nicola Santoleri di persona, sebbene alcune ragioni, nella mia vita, mi inducessero a saperne di più e soprattutto a capire quale lascito importante, umano e culturale, potesse rappresentare la sua figura oggi. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tutto cominciò quando incontrai dopo anni Alfredo Pirri a Faenza, in occasione del Festival dell’Arte contemporanea. Parlando delle nostre passioni e delle nostre reciproche curiosità, ad un certo punto, venne fuori il nome di Nicola Santoleri e della casa di Guardiagrele di cui nulla conoscevo se non l’ immagine stupenda di un intervento del 2001 fatto da Alfredo. Di lì a poco lasciai Faenza per tornare a Pescara. La sera, a cena con amici, mi trovai per uno strano caso seduto accanto a Giacomo Santoleri, il fratello di Nicola, che non avevo mai visto prima e che mi fece subito simpatia. Lui mi raccontò la storia di quella casa, parlandomi di Alfredo, di Nicola e di quello che era successo. Chiamai la sera stessa Alfredo e decidemmo tutti insieme, con i figli e i fratelli di Santoleri, di riaprire la casa di Guardiagrele e di riprendere il progetto che sembrava allora abbandonato. Il resto vien da sé. </span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584544006114 liquid-row-shadowbox-6927ddebcef3b"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebcf37e"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div id="ld_images_group_container_6927ddebcf683" class="liquid-img-group-container ld_images_group_container_6927ddebcf683"  >
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		<div class="liquid-img-group-content content-fixed-left"><p>courtesy Massimo Camplone</p></div>		<div class="liquid-img-container-inner" >
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	<h2 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>intervista</strong><br />
<strong>Alfredo Pirri e Nicola Santoleri</strong></span></h2></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebd1ac2 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebd1ac2 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebd1ac2">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>a cura di Massimiliano Scuderi</em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
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			<p>…La verità continua ad agire in alcune persone, soprattutto in quelle che hanno la capacità di renderla non arrogante, non violenta, anzi la offrono con amore, com’era capace di fare Nicola.</p>
<p><strong>Massimiliano Scuderi</strong>: Com’è avvenuto il tuo incontro con Nicola Santoleri?</p>
<p><strong>Alfredo Pirri: </strong>Nel 2002 si svolgeva in Abruzzo una mostra biennale dedicata al rapporto fra arte e natura organizzata da Antonio De Laurentis, un artista che ha dedicato molto impegno alla realizzazione di opere che dialogano col paesaggio. Quando lui mi ha chiesto di parteciparvi ho risposto che la cosa che m’interessava di più della natura era il vino. Non ero cioè interessato ad interagire con quello che normalmente si intende per “natura”, gli alberi, i fiumi, etc.. m’interessava invece fare un lavoro su come la natura fosse manipolata dagli uomini fino a diventare qualcosa di straordinariamente sofisticato. Sono, quindi, arrivato a conoscere Nicola Santoleri grazie a questo progetto e dopo aver visitato altre cantine.</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Questo punto relativo alla scelta, lo trovo dirimente rispetto all’incontro e rispetto a quello che avvenne successivamente. In questa scelta io ritrovo qualcosa del tuo lavoro di artista.</p>
<p><strong>A.P.:</strong> Rimasi molto colpito dalla cantina di Nicola, in me c’è stata come un’illuminazione improvvisa che mi ha spinto a dire immediatamente “voglio fare qui e con lui il mio lavoro!”. La cantina mi apparve un posto quasi religioso, che diceva in maniera franca come si dovesse fare il vino e del suo rapporto col tempo: nessuna barrique, il vino a invecchiare in grandi botti divise per annate, era come immergersi dentro un movimento temporale in cui la trasformazione del vino produceva un mormorio di frasi e poi, sopra la cantina, la casa abbandonata, ma nel senso più radicale del termine. La casa era ai miei occhi la scena di una tragedia perché era il luogo da dove delle persone erano andate via all’improvviso, senza portarsi dietro nulla, come forse si è fatto solo durante le guerre, quando il nemico è alla porta …. Così, almeno, appariva a me. Un luogo abbandonato e rimasto intatto a lungo, come per una fuga, tant’è che c’erano addirittura tavoli apparecchiati, lenzuola sui letti. Questo era straordinario, perché tutto ciò la rendeva ancora più vuota, ma allo stesso tempo piena di segni, come se le persone dovessero tornare da un momento all’altro. E probabilmente questo era anche il desiderio di Nicola.</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Era la casa della madre?</p>
<p><strong>A.P.:</strong> Non so, per me era la casa Santoleri. All’ingresso c’era una mappa antica di Guardiagrele con in evidenza i confini dei possedimenti familiari, che coincidevano quasi con i limiti stessi del paese. L’incontro con Nicola fu davvero straordinario. Aveva vivacità intellettuale, una grande curiosità e un amore per quello che faceva. Anche una straordinaria capacità di improvvisazione, che mi colpiva molto. Non voglio dire che facesse il vino in maniera improvvisata, tutt’altro, era molto meticoloso, però stava sempre “addosso” al vino, lo seguiva, aveva sempre un’ansia che lo portava a decidere sul momento il da farsi. E tutto questo lo rendeva molto simile a un artista.</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Mi piace questa definizione che ne dai tu, come se fosse un espressionista del vino.<br />
<strong><br />
A.P.:</strong> Un po’ è vero. Poi quello che me lo rendeva simpaticissimo era il suo legame con la vigna. Il ciclo della sua competenza e del suo impegno era completo, partiva dalla potatura, per giungere al vino e tutto questo era straordinario. Questa per me è stata una lezione, non solo rispetto al vino, perché ho capito il valore della pazienza, del programma, di come un progetto debba essere soggetto continuamente a delle verifiche, a delle intuizioni momentanee.</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Questi mi sembrano tratti anche del tuo lavoro, l’idea del programma mi sembra essere importante per te. Il tempo che lavora e che trasforma è un agente previsto.</p>
<p><strong>A.P.:</strong> Si, è vero. Per questo mi affascinava Nicola, perché era un grandissimo produttore senza essere un industriale significando qualcuno che fa programmi senza badare ai particolari imprevisti che potrebbero essere presi in considerazione per migliorare il prodotto o agli aspetti umani. Se fosse necessario definirlo, direi che era un grandissimo artigiano proprio per la sua capacità di dominare la materia direttamente con le mani. E nel mio lavoro effettivamente è lo stesso, c’è sempre una programmazione, però questa è destinato a non prevalere sull’opera finita. Quando un’opera è completa, io vorrei che la preparazione sparisse, non sopravanzasse l’opera. Vorrei che l’opera fosse qualcosa di libero anche dall’autore, dalla sua presenza soverchiante. Io guardo il mio lavoro concluso e comprendo che non mi appartiene più, è destinato agli altri, a essere valutato, interpretato, in un certo senso anche modificato dagli altri attraverso lo sguardo. E mi piace molto l’interpretazione che gli altri danno del mio lavoro e a volte mi fanno scoprire cose, alle quali io non avevo mai pensato.</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Invece il lavoro di Guardiagrele in che consiste? In quanto è un’opera sempre aperta a nuove interpretazioni, che si adatta al tempo come il vino e che si rafforza di anno in anno, nelle due occasioni del 2001 e del 2011,  ma direi anche oltre.</p>
<p><strong>A.P.:</strong> Innanzitutto erano una serie di lavori, come un corpo composto di vari elementi che occupavano (e occupano tutt’ora) gli ambienti della casa e della cantina caratterizzandosi in base agli ambienti. Quello per la cantina era pensato per poterlo rimontare di volta in volta assecondando le operazioni di vinificazione, quindi un’opera stabile nell’idea ma mobile nel tempo. E’ immaginato come un percorso, una strada tra le grandi botti, realizzata con “mattoni” di pietra della Maiella. Su queste pietre ci sono centinaia di bottiglie coperte da forme che assomigliano a cappucci o mantelli, qualcosa che appare come una processione di monaci, di personaggi medievali, di rosacrociani… Questi mantelli, che avevamo realizzati in gran numero, si potevano utilizzare anche a parte, li regalavamo, oppure c’è capitato di bere a casa di amici una bottiglia veramente buona e premiarla col mantello. Sono fatti di un tessuto gommoso, fuori nero e rosso dentro, e vederli tutto l’insieme era veramente impressionante. Quasi si sentiva il brusio delle voci di quelle bottiglie vuote, che erano in processione in attesa di essere riempite. Nella casa, invece, ogni stanza era caratterizzata da segni differenti. Un grande salotto, abbastanza ricco di mobili, tavoli, con una carta da parati molto rovinata alternata a pitture murali, dove avevo (nel 2001) posto tantissimi acquerelli. Poi un altro salotto che affaccia sull’esterno, una stanza che più delle altre dava il senso di abbandono. Lì ho coperto le poltrone e i tavoli con un panno bianco. C’era un tavolino basso al centro, sul quale ho fatto una montagna di farina bianca e ho dipinto il soffitto a volta di rosso che quindi, riflettendosi in basso, riempiva la stanza di questa tinta, di questo colore che muta col sole, una luce che si muove creando ombre colorate sempre differenti, come se fosse la stanza di una seduta spiritica. Questi erano i blocchi di opere più importanti. Poi c’erano opere disseminate in tutta le stanze: sui tavoli, ce ne erano alcune fatte con frammenti di vetro spezzati e colorati, che si riflettevano l’uno sull’altro, tenuti insieme con del silicone lattiginoso bianco, in sostanza dei soprammobili. Inoltre realizzai un piccolo lavoro (che oggi non c’è più) in uno scorcio della cucina che era straordinaria, ricca di arnesi (Nicola era un esperto di cucina), un lavoro fatto attraverso un’ infilata di porte aperte dove in fondo era visibile, come in un cannocchiale, un’altra piccola opera posizionata a terra. In definitiva si trattava di un percorso, in cui si evidenziavano qua e là delle presenze artistiche che erano in sé svuotate, più delle assenze che delle presenze. Erano un omaggio a questa casa così misteriosamente abbandonata da un momento all’altro per motivi che non conoscevo (e che non m’interessava conoscere).</p>
<p><strong>M.S.:</strong> Quale importanza ricoprono  figure come quella di Nicola Santoleri per il territorio?</p>
<p><strong>A.P.:</strong> In generale non mi va di parlare di questo argomento, ma di Nicola, ne parlo volentieri. Quello che lui ha fatto ha significato la testardaggine di ribadire una verità e questo per un territorio è importantissimo. Noi abbiamo bisogno di figure così in tutti i campi, di uomini e donne testardi, che affermano quello in cui credono rischiando, come ha rischiato Nicola. Abbiamo bisogno di queste figure che sanno dentro di loro di possedere una verità e non sono disposti a barattarla. Oggi, rispetto al vino, si sta riaffermando la verità di Nicola e del suo modo di farlo. Quello che diceva era vero. La verità continua ad agire in alcune persone, soprattutto in quelle che hanno la capacità di renderla non arrogante, non violenta, anzi la offrono con amore, com’era capace di fare Nicola.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584544192692 liquid-row-shadowbox-6927ddebd228d"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebd26da"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_carousel_6927ddebd2a62 .flickity-prev-next-button svg{stroke:rgb(255, 255, 255);}.ld_carousel_6927ddebd2a62 .flickity-prev-next-button{color:rgb(255, 255, 255);background:rgba(0, 0, 0, 0.3);height:62px !important;width:40px !important;}.ld_carousel_6927ddebd2a62 .flickity-prev-next-button:before{background:rgb(0, 0, 0);}.ld_carousel_6927ddebd2a62 .flickity-page-dots{top:auto;right:auto;bottom:-25px;left:auto;}</style><div id="ld_carousel_6927ddebd2a62" class="carousel-container carousel-nav-floated carousel-nav-center carousel-nav-middle carousel-nav-md carousel-nav-rectangle carousel-dots-style1 ld_carousel_6927ddebd2a62">

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	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> courtesy Massimo Camplone</span></h1></div></div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div>
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		<title>Michelangelo Pistoletto</title>
		<link>https://www.rivistamu6.it/michelangelo-pistoletto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 10:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pistoletto]]></category>
		<category><![CDATA[rev]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://onetwo.themerella.com/?p=3648</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/michelangelo-pistoletto/">Michelangelo Pistoletto</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6927ddebdc9eb"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebdce71"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_6927ddebdd18b h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebdd18b .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebdd18b">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> Aprile 2014</span></h1></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584542420838 liquid-row-shadowbox-6927ddebddf22"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebde3e1"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_fancy_heading_6927ddebde74d h1{font-size:25px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebde74d .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebde74d">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <strong>Il Terzo Paradiso &#8211; L&#8217;ACquila</strong></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebdefa5 h1{font-size:18px;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebdefa5 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading text-center ld_fancy_heading_6927ddebdefa5">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> <em>A cura di  Antonella Muzi</em></span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Il primo paradiso è quello naturale di quando eravamo dentro alla mela.<br />
Con il morso della mela uscivamo dalla natura e creavamo il paradiso artificiale: il secondo paradiso, che ormai divora la mela. Adesso entriamo nel Terzo Paradiso integrando pienamente la vita artificiale nella vita naturale. È l’opera planetaria di cui noi tutti siamo gli autori. Al centro dell’infinito si forma il terzo cerchio che rappresenta il ventre procreativo della nuova umanità.</p>
<p><em>(Voce di M. Pistoletto nella canzone “il Terzo Paradiso” &#8211; SUBSONICA, Una nave in una foresta, 2014 Universal Music)</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584544006114 liquid-row-shadowbox-6927ddebdf3c4"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebdf5e0"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div id="ld_images_group_container_6927ddebdf748" class="liquid-img-group-container ld_images_group_container_6927ddebdf748"  >
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		<div class="liquid-img-group-content content-fixed-left"><p>courtesy Gino Di Paolo</p></div>		<div class="liquid-img-container-inner" >
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il Terzo Paradiso nasce in una situazione di smarrimento generale che riguarda tutti i campi della convivenza e risponde alla necessità di identificare per la società una strada improntata su valori condivisibili.</p>
<p>Il Terzo Paradiso è una prospettiva di pensiero e d’azione tesa a sviluppare in ognuno la consapevolezza del proprio ruolo nella costruzione di una nuova era dell’umanità. Il Terzo Paradiso si pone come faro che conduce a uno sviluppo sostenibile su temi quali: l’ambiente, la politica, l’economia, l’educazione, la cultura, la spiritualità, in breve tutte le istanze del tessuto sociale.</p>
<p>Il Terzo Paradiso coglie la funzione simbolica dell’arte per proporsi come guida nel cammino verso un nuovo stadio della civiltà in grado di coinvolgere in maniera partecipata tutte le persone che vorranno dare un loro contributo affinché da valenza simbolica si faccia realtà.</p>
<p>Il primo è il paradiso dell’inconsapevolezza, il secondo quello della conoscenza, il terzo è quello della responsabilità. Il Terzo Paradiso apre l’era dell’umanità responsabile. Ciascuno può contribuire al cambiamento in modo propositivo.</p>
<p>Il Terzo Paradiso è una missione, una grande ricerca che accomuna il piano scientifico al piano morale, il piano spirituale al piano artistico e il piano politico al piano educativo, per ricreare la società.</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><style>.ld_fancy_heading_6927ddebe0db9 h1{font-size:32px;font-weight:500;color:rgb(0, 0, 0);}.ld_fancy_heading_6927ddebe0db9 .lqd-highlight-inner{height:0.275em;bottom:0px;}</style><div class="ld-fancy-heading ld_fancy_heading_6927ddebe0db9">
	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> TERZO PARADISO, RESPONSABILITÀ, SOSTENIBILITÀ, ETICA, PARTECIPAZIONE.</span></h1></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 30px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Eticamente mi sono chiesto quale ruolo potevo assumere come artista e quali contenuti potesse effettivamente produrre il Terzo Paradiso in un territorio fortemente disastrato dal terremoto naturale in un momento di terremoto artificiale della società globale. Presentare il Terzo Paradiso a L’Aquila chiaramente significa innanzitutto contribuire alla rimozione di ogni residua forma dello sciacallaggio, che la città ha conosciuto, per partecipare alla crescita di un pensiero di fondo che permetta a tutti di coadiuvare alla ricostruzione e rigenerazione della città. In questo senso mi rifaccio al concetto di mito, di mito creativo per la vita, portato in un contesto che purtroppo ha visto la morte. Riuscire a creare tutti insieme un mito aquilano è, secondo me, basilare. Se oggi, dopo cinque anni, il tessuto sociale e lo spirito morale de L’Aquila è ancora minato nel profondo è perché non si è fatto abbastanza per aiutare gli Aquilani a unirsi e capire che loro stessi devono essere i protagonisti della rinascita. Mentre questi si sono invece trovati nella condizione di dover accettare passivamente le cosiddette soluzioni venute dall’alto.</p>
<p>Dobbiamo creare a L’Aquila il mito della cooperazione partendo dal suo centro, cioè dal luogo che rappresenta l’essenza della città, partendo dal quale ricomporre la comunità: il cuore pulsante dove avveniva l’incontro, lo scambio, la festa, come per esempio i portici, situati nel centro strategico della struttura urbana. Un punto per ripartire, una cattedrale laica che rappresenta lo spirito de L’Aquila e degli Aquilani e lì attivare la spinta creativa dell’arte che porterà il fermento della rinascita, con l’essenziale contributo dei giovani studenti che provengono da tutto il mondo.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1584544192692 liquid-row-shadowbox-6927ddebe10f2"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6927ddebe12b1"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><style>.ld_carousel_6927ddebe1423 .flickity-prev-next-button svg{stroke:rgb(255, 255, 255);}.ld_carousel_6927ddebe1423 .flickity-prev-next-button{color:rgb(255, 255, 255);background:rgba(0, 0, 0, 0.3);height:62px !important;width:40px !important;}.ld_carousel_6927ddebe1423 .flickity-prev-next-button:before{background:rgb(0, 0, 0);}.ld_carousel_6927ddebe1423 .flickity-page-dots{top:auto;right:auto;bottom:-25px;left:auto;}</style><div id="ld_carousel_6927ddebe1423" class="carousel-container carousel-nav-floated carousel-nav-center carousel-nav-middle carousel-nav-md carousel-nav-rectangle carousel-dots-style1 ld_carousel_6927ddebe1423">

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	<h1 class="lqd-highlight-underline lqd-highlight-grow-left" ><span class="ld-fh-txt"> courtesy Gino Di Paolo</span></h1></div></div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div>
</section><p>L'articolo <a href="https://www.rivistamu6.it/michelangelo-pistoletto/">Michelangelo Pistoletto</a> proviene da <a href="https://www.rivistamu6.it">mu6</a>.</p>
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